L'agenda 2030

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Questa scheda si prefigge di sintetizzare l’origine dell’Agenda 2030 e dei suoi obiettivi, anche attraverso la declinazione in un Piano Strategico Nazionale – in Italia. Gli obiettivi vengono esposti in continuità e coerenza con la figura dell’educatore ambientale, inteso come accompagnatore verso la transizione ecologica. Gli obiettivi si riferiscono anche alla Strategia Nazionale dell’Agenda 2030, successivamente trasformata in ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), che finalizza i 17 obiettivi in Italia.
Analizziamo ora gli obiettivi in riferimento alla figura dell'accompagnatore alla transizione ecologica.

Gli obiettivi di questa scheda
  • Che cos’è e quando nasce l’Agenda 2030 dell’ONU
  • Quali sono i suoi obiettivi
  • Che cos’è una Strategia Nazionale per l’Agenda 2030 e come in Italia essa ha generato una « Alleanza » detta ASviS
  • Qual è il legame tra gli OSS di Agenda 2030, le Strategie di OSS e l’educazione (accompagnamento alla transizione ecologica)

L'agenda 2030
Al centro dell’Agenda 2030 ci sono 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (OSS), che descrivono le maggiori sfide dello sviluppo per l’umanità. Il loro fine è quello di assicurare una vita sulla terra sostenibile, prospera ed equa per tutti, tanto nel presente quanto nel futuro, capace di garantire la sopravvivenza dell’umanità.
Perché gli obiettivi possano essere raggiunti, è necessario coinvolgere attori diversi eppure egualmente responsabili: i governi, le imprese private, la società civile melle sue articolazioni e fino alla singola famiglia, al singolo cittadino . Per questo l’Agenda 2030 si rivolge a tutti i Paesi del mondo, da Nord a Sud, da Est a Ovest.
Tutti i Paesi che sottoscrivono l’Agenda 2030 si impegnano ad adeguare i loro sforzi in vista degli OSS: essi vengono prima recepiti a livello nazionale da ciascuno Stato aderente, poi declinati per stabilire una Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, attuando dei Piani di Azione coerenti.
In Italia, per dare attuazione alla Strategia Nazionale, nasce il 3 febbraio del 2016 l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che conta oggi oltre 200 soggetti pubblici e privati.
L’Alleanza non è un’Associazione ma un accordo tra i soggetti aderenti, tanto quelli economici privati quanto quelli no profit, tanto i privati quanto le istituzioni pubbliche per promuovere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 e per mobilitare tutti i soggetti a tradurre in pratica e quindi a realizzare i Piani di Azione, la Strategia Nazionale e dunque gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Si tratta di un'Alleanza di « secondo livello », che riunisce più di 200 istituzioni e reti della società:

  • Associazioni sociali (associazioni d'imprenditori, dei sindacati e del Terzo Settore).
  • Reti d'Associazione della società civile che si occupano degli obiettivi specifici (sanità, benessere economico, istruzione, lavoro, qualità dell'ambiente, parità di genere, ecc)
  • Associazioni di Istituti Territoriali.
  • Università e Centri di Ricerca Pubblica e Privata e le loro reti.
  • Associazioni di soggetti attivi nel mondo della cultura e dell'informazione.
  • Fondazioni e reti annesse.
  • Soggetti italiani che fanno parte di associazioni e reti internazionali attive sul tema dello sviluppo durevole.

I 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 e la Strategia Nazionale in Italia
1. Povertà zero
I tassi di povertà sono dimezzati a partire dal 2000. Nonostante questo, una persona su cinque nelle regioni in via di sviluppo vive ancora con meno di 1,25 dollari al giorno e milioni di altre persona non guadagno più di questa cifra al giorno. Moltissimii sono coloro che rischiano di ricadere in uno stato di totale povertà.

Nel 2016 le famiglie che viveano in assoluta povertà erano 1,6 milioni, ovvero 4,7 milioni di persone.

Si tratta del dato più alto dal 2005.
E' pur vero che la crescita economica dovrebbe essere utilizzata per creare posti di lavoro duraturi e promuovere la legalità.

2. Fame zero
La precarietà alimentare ha ricominciato a crescere per la prima volta dopo il 2003. Oggi 815 millions di persone soffrono la fame in tutto il mondo. In Italia l'agricoltura è eco-efficiente, ma fenomeni come lo sfruttamento sul lavoro e l'evasione fiscale non cessano di esistere.

Un cambiamento importante nel sistema alimentare mondiale e nell'agricoltura è necessario se vogliamo nutrire le 925 000 000 persone che oggi soffrono la fame e i 2 miliardi di persone che si aggiungeranno da qui al 2050.
Il settore dell'alimentazione e dell'agricoltura offre delle chiare soluzioni per lo sviluppo, tenendo sempre chiaro l'obiettivo di estirpare la fame e la povertà.
3. Salute e benessere

Donare i modi per vivere una vita sana e promuovere il benessere di tutti ad ogni età è essenziale per lo sviluppo sostenibile. Alcuni progressi si sono raggunti con la crescita della speranza di vita e la riduzione di alcune cause di mortalità infantile e in gravidanza.

Progressi notevoli si sono compiuti nel miglioramento dell'utilizzo e della depurazione dell'acqua potabile, la riduzione della malaria, della tubercolosi, della poliomelite e della propagazione del virus dell'HIV. Tuttavia, bisogna fare di più per estirpare queste mlattia e bisogna occuparsi dei numerosi problemi sulla sanità, preesistenti o nuovi.

In tutto il mondo, tra il 2000 e il 2005, i tassi di mortalità in gravidanza e dei bambini che hanno meno di 5 anni si sono ridotti rispettivamente del 37% e del 44%. In Italia, malgrado i significativi progressi attuati, ci sono ancora delle grandi disuguaglianze per quanto riguarda l'offerta sanitaria.

4. Istruzione di qualità

Ottenere un'educazione di qualità è il fondamento per migliorare la vita e lo sviluppo sostenibile. Alcuni progressi sono stati compiuti nel miglioramento dell'accesso all'istruzione a tutti i livelli, e la diminuzione delle tasse scolastiche a tutti i livelli nelle scuole, in particolare per le ragazze.
Le nozioni di base hanno fatto progressi, ma bisogna raddoppiare gli sforzi per avanzare ancora di più nella realizzazione degli obiettivi per un'educazione universale. In questo modo, giungiamo a realizzare un'uguaglianza tra bambine e bambini nella scuola primaria, ma pochi paesi sono attenti a questo dettaglio per quanto riguarda l'istruzione.

In particolare, nel 2014, due bambini su tre hanno frequentato la scuola primaria. Nei paesi in via di sviluppo solo quattro su dieci. In Italia il tasso di completamento delle scuole superiori è aumentato, e l'abbandono scolastico diminuito. Tuttavia, molti adolescenti non raggiungono il minimo per completare gli studi e riuscire nel lavoro

5. Parità di genere

Tra il 2005 e il 2016, Tra il 2005 e il 2016, in 87 Paesi del mondo il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni denunciava di aver subito violenza fisica o sessuale da un partner negli ultimi 12 mesi. Anche nei paesi più sviluppati le donne sono ancora sotto rappresentate nelle posizioni manageriali. In Italia, il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa e, a parità di mansioni, le donne percepiscono stipendi inferiori. Per questo l’obiettivo è di «raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le
ragazze».

6. Garantire a tutti l'accesso all'igiene e all'assistenza sanitaria
Nel 2015, il 90% della popolazione del Pianeta ha migliorato le proprie fonti di acqua potabile, e 4,9 miliardi di cittadini hanno avuto accesso a una rete più sicura di servizi igienico-sanitari. Tuttavia, oltre 2 miliardi di persone vivono ancora sotto stress idrico. In Italia la carenza d’acqua è un'emergenza nazionale: nell'estate del 2017 dieci Regioni hanno dichiarato lo stato di calamità. Con l’Agenda 2030 si vuole dunque garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

7. Energia pulita e accessibile
Nel 2016, l’85% della popolazione mondiale aveva accesso all’elettricità, mentre nel 2000 la percentuale era del 72%. Ma ancora 1,1 miliardi di persone vivono senza corrente e 2,8 miliardi non hanno modo di cucinare in modo pulito. In Italia la crescita delle fonti rinnovabili in energia primaria ha portato la relativa quota dal 6-8% dei primi anni 2000 a poco meno del 20% nel 2016. Pertanto, l’obiettivo 7 si focalizza sull’assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.

8. Lavoro dignitoso e crescita economica
A livello globale, la crescita annuale media del Pil pro-capite è passata dallo 0,9% del 2005-2009 al 1,6% del 2010-2015. Nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale è passata dal 3,5% al 4,6%. Anche in Italia il Pil pro-capite ha ripreso a salire (+1,2%), ma nel 2015 quello del Mezzogiorno rappresentava il 47% di quello del Nord-ovest. Il tasso di occupazione nel 2016 si è attestato al 57,2%. Perciò l’obiettivo da raggiungere è quello di incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

9. Imprese, innovazione e infrastrutture
A livello globale, i finanziamenti destinati a Ricerca a Sviluppo si sono attestati all'1,7% del Pil nel 2014, rispetto all’1,5% del 2000. L’Italia ha fatto passi in avanti soprattutto nell’Ict: il 97% delle abitazioni hanno accesso a reti fisse a velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbit/s, mentre le linee di rete fissa a banda larga con velocità pari o superiore ai 10 Mbit/s hanno superato il 50% del totale. La finalità è dunque quella di costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.

10. Ridurre le disuguaglianze
Dal 2008 al 2014, il 40% della popolazione mondiale più povera ha visto aumentare il proprio reddito o le possibilità di consumo. In Italia, il divario di reddito tra il 20% più ricco della popolazione e il 20% più povero è aumentato dal 5,4 del 2006-2007 al 6,3 del 2016, rispetto a una media europea del 5,2. L’obiettivo si prefigge di ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni.

11. Città e comunità sostenibili
Nel 2015, il 54% della popolazione mondiale (4 miliardi di persone) viveva nelle città, mentre si prevede che entro il 2030 saranno in totale cinque miliardi le persone che risiederanno in agglomerati urbani. In Italia, nel 2015 l’11,3% della popolazione soffriva di disagio abitativo nelle aree densamente popolate, contro una media Ue del 5,2%. A riguardo, la finalità è quella di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

12. Consumo e produzioni responsabili
A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia si stanno affermando modelli di produzione e consumo più responsabili, ma occorre sensibilizzare i cittadini sulla riduzione degli sprechi. L’obiettivo 12 si concentra dunque sulla possibilità di garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo in tutto il mondo.

13.Lotta contro il cambiamento climatico
Nel 2016, le temperature globali hanno raggiunto livelli da record, superando di 1,1°C quelle dell’era preindustriale. L’Italia nel 2017 ha prodotto la proposta di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), la creazione della nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (Snss) e l’annuncio della preparazione del Piano Nazionale Clima ed Energia. È necessario dunque adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

14. Vita sott’acqua
Su 63 ecosistemi marini presi in esame dall’Onu, il 16% risulta a rischio o seriamente a rischio per l'eutrofizzazione costiera. La pesca eccessiva ha ridotto la produzione in campo alimentare, danneggiato gli ecosistemi e diminuito la biodiversità. Anche in Italia è il sovra-sfruttamento degli stock-ittici il principale problema, con una quota dell’88% nel 2014. L’obiettivo è dunque quello di conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

15. Vita sulla terra
Tra il 2010 e il 2015, la perdita annuale di aree forestali era meno della metà che nel 1990, ma la perdita di biodiversità continua. In Italia non si è concluso l’iter di approvazione della Legge sul consumo di suolo e, tra giugno e luglio 2017, sono andati in fumo oltre 26mila ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016. L’obiettivo da raggiungere è dunque quello di proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dellìecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita della biodiversità.

16. Pace, giustizia e istituzioni solide
A livello globale, il numero di vittime di omicidi volontari si è attestato nel 2015 tra le 4,6 e le 6,8 vittime ogni 100mila persone, e persistono molteplici forme di violenza nei confronti dei bambini. In Italia sono stati adottati molti provvedimenti per promuovere giustizia e istituzioni solide, ma resta bassa la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. L’Agenda 2030 si prefigge dunque di promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli.
17. Partnership per gli obiettivi
Nel 2016, gli Aiuti pubblici allo sviluppo da parte dei Paesi Ocse sono aumentati dell'8,9% e Germania, Danimarca, Lussemburgo, Norvegia, Svezia e Regno Unito hanno raggiunto il traguardo fissato dall'Onu di portarli allo 0,7% del reddito nazionale lordo. In Italia, l’obiettivo è ancora lontano e si attende l’approvazione della legge sul Commercio equo e solidale. La finalità è dunque quella di rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Un obiettivo trasversale: l’educazione
Come portare a compimento simili obiettivi? Una chiave di svolta è senz’altro l’educazione degli individui, che vanno guidati verso il cambiamento alla sostenibilità (transizione ecologica). È dunque l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESS) a far apprendere le competenze necessarie per far sì che i singoli siano capaci di giudicare il peso sull’ambiente di ogni singola azione personale.

L’ESS è difatti capace di rendere gli individui idonei a collaborare allo sviluppo sostenibile attraverso la promozione del cambiamento sociale, economico e politico e attraverso il cambiamento del loro stesso comportamento. L’ESS cambia l’apprendimento cognitivo, socio- emotivo e comportamentale, rende gli individui capaci di affrontare le sfide di ciascun OSS, fornendo loro le conoscenze e le competenze necessarie.

All’ESS è pertinente anche l’Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), che viene trattata nel Target 7 del IV obiettivo (Istruzione di qualità). Questo target recita: « Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l'educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l'uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile» Lire plus .

L’Agenda 2030 incentiva pertanto un’integrazione dell’ESS nei programmi di studio e nei libri di testo, per le scuole di ogni ordine e grado e anche nelle università. L’ESS non va consideratacome materia alla stregua della matematica o della storia, ma è un’integrazione virtuosa di tutte le materie scolastiche in grado di reindirizzarle e contestualizzarle.

E’ altrettanto fondamentale integrare l’ESS nella formazione dei docenti, i quali devono
sviluppare le competenze chiave della sostenibilità (inclusi il sapere, le abilità, le attitudini, i valori, le motivazioni e l’impegno). Le competenze sull’ESS possono essere descritte come le capacità proprie dell’insegnante di aiutare le persone a sviluppare le competenze verso la sostenibilità attraverso pratiche d’insegnamento e una didattica innovativa. La formazione degli insegnanti in ESS può avvenire anche fuori dai corsi d’aggiornamento obbligatori: servono collaborazioni attive con partner esterni come le comunità, le istituzioni educative non formali e le reti di ESS.

Per le scuole si individua invece l’adozione di un approccio detto “di sistema”, capace di integrare la sostenibilità in tutti gli aspetti dell’istituzione educativa. Eventuali partner con cui dialogare (imprese, ONG, istituzioni pubbliche, decisori politici o semplici individui) arricchiscono un simile approccio.

L’accompagnatore alla transizione ecologica s’inserisce naturalmente in questo contesto, partecipando attivamente al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. La transizione ecologica permette alle piccole e grandi comunità di mantenere appieno l’impegno delineato dall’Agenda, grazie alla sua attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità.


Le nozioni in gioco
Sostenibilità ambientale, responsabilità, cittadinanza partecipativa.

Bibliografia a riguardo
  • OHCHR: La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo (traduzione disponibile in inglese, francese, spagnolo, russo, arabo e cinese)
  • ONU: i 17 obiettivi per salvare il mondo (traduzione disponibile in inglese, francese, spagnolo, russo, arabo e cinese)
  • Unesco: L'UNESCO e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (traduzione disponibile in inglese, francese, spagnolo, russo, arabo e cinese)
  • ASVIS : Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (traduzione disponibile in inglese e italiano)


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Autori della scheda: Francesca Sordini, Tomaso Colombo, Camilla Bettio


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